Associazione di volontariato a roma per minori
La Scuolina
Il progetto nasce nel 2005, quando proprio nei pressi della nostra sede si viene a formare uno dei tanti insediamenti precari, baraccopoli e tendopoli realizzati in cartone e materiali di recupero, abitati da famiglie rom.
L’obiettivo, successivamente ampliato ad altri insediamenti non autorizzati dei municipi XI e XV, è quello di creare “connessione” tra gli abitanti dei campi ed il territorio ospitante, in modo da favorire percorsi positivi di inserimento. Vista la grande precarietà dal punto di vista igienico-sanitario ed abitativo, i primi passi del progetto si sono messi nella direzione di “risposta all’emergenza” tramite azioni quali:
- orientamento e accompagnamento ai servizi sanitari (Ospedali, A.S.L., consultori, tramite l’utilizzo di S.T.P. ed E.N.I)
- servizio di docce e lavatrici
- attività ludiche ed educative per i minori ed inserimento nelle scuole del territorio.
Mano a mano, l’attenzione si è concentrata proprio sui minori e sugli ostacoli di vario tipo, principalmente legati alle condizioni di vita nei campi, che ne impedivano, di fatto, la frequenza continuativa della “scuola dell’obbligo”.
Anni di spostamenti, per lo più forzati dai continui sgomberi, hanno minato la continuità dei percorsi didattici dei minori, creando un divario consistente tra le competenze che la scuola richiedeva per ciascuna fascia d’età, e quelle possedute dai ragazzi. Il progetto si è quindi posto decisamente l’obiettivo di colmare questo gap, in modo da favorire un effettivo e positivo inserimento dei minori nella scuola pubblica.
In parallelo, dal momento che un reale “salto di qualità” non avrebbe potuto prescindere da un miglioramento delle condizioni delle famiglie, abbiamo ritenuto opportuno:
- coinvolgere nel progetto alcune donne rom, in qualità di cuoche e addette alle pulizie, fornendo loro competenze spendibili sul mercato del lavoro;
- favorire, per quanto in nostro potere, l’inserimento dei nuclei nei campi autorizzati dal Comune di Roma.
In quattro anni di attività, anche grazie alla collaborazione con le scuole del territorio e con altre associazioni, sono stati conseguiti ottimi risultati dal punto di vista delle attività didattiche ed educative svolte (insegnamento, laboratori artistici, visite guidate). Oggi molti dei minori che hanno frequentato la Scuolina sono divenuti alunni delle scuole elementari e medie del quartiere, e partecipano alle nostre attività di sostegno scolastico; per loro, oltre ad un luogo di “studio” finalizzato a favorire l’inserimento scolastico dei bambini, la Scuolina ha rappresentato uno spazio di crescita e di relazione positivo, alternativo alla miseria e alla precarietà del campo. Siamo riusciti a sostenere alcune famiglie, passate dalle baracche di un insediamento non autorizzato ai container dei campi gestiti dal Comune di Roma.
Purtroppo, nonostante la positività dei percorsi compiuti con diverse famiglie, è difficile parlare di “miglioramento delle condizioni di vita” o di “inserimento”.
Certo è che il conseguimento di simili traguardi non può prescindere da un’attivazione delle amministrazioni locali, in termini di “nuove” politiche sociali e di azioni realmente “inclusive”, finalmente in grado di superare quel razzismo strisciante e quel paternalismo di facciata che abbiamo incontrato anche nelle istituzioni.
Fino a quando la massima ambizione, in termini di soluzione abitativa, continuerà ad essere il “campo autorizzato”, il margine d’azione di chi si propone di lavorare con i rom, risulterà sempre “limitato”. Questa limitazione assume tratti ancora più gravi per chi oggi continua ad abitare nelle baracche di cartone e lamiera e non ha alcuna possibilità di veder migliorare la propria condizione.