La Scuolina

solo un’altra tragedia, solo un’altra emergenza

E’ difficile trovare parole che non suonino banali, vuote, scioccamente polemiche, di fronte alla morte inaccettabile di bambini.

La nostra associazione si batte da anni su fronti diversi che hanno però tutti come obiettivo il rispetto dei diritti dei minori, di tutti i minori, ed il loro riconoscimento pieno come essere umani. Tra i tanti bambini che hanno riempito il nostro centro e le nostre giornate, tanti, tantissimi sono rom. Quasi tutti provenienti da campi “abusivi”.

Nel nostro lavoro, durante tutti questi anni di attività, ci siamo trovati continuamente a sbattere la testa contro muri metaforici e reali, contro l’invisibilità fattiva dei bambini che abbiamo incontrato nei campi in cui, con tanta difficoltà e tanti limiti, abbiamo cercato di lavorare. Se questi bambini non vanno a scuola, diventa un problema ed una vergogna solo nel momento della tragedia. Le loro madri diventano delle sprovvedute che abbandonano i propri figli solo di fronte alla morte di bambini lasciati soli nelle baracche. L’invisibilità in cui cadono nel momento stesso in cui mettono piede nel loro campo “abusivo” sembra non avere cura. I nostri occhi si aprono soltanto grazie al fumo dei copertoni e dei cavi che bruciano i loro padri e mariti, o quando la vergogna è talmente insopportabile da svegliare la nostra coscienza e farci gridare “adesso basta!”.

Ora che le attività della nostra Scuolina al mattino sono sospese, noi continuiamo ad esserci, a sostenere quelle famiglie rom che hanno scelto di migliorare, per quanto possibile, per quanto concesso, la vita loro e dei propri figli. Non nascondiamo affatto cosa significhi per noi lavorare sul campo. Già entrare fisicamente nel campo, accettare il fatto che i bambini vivano in mezzo ai topi e all’immondizia, senza acqua, con quell’elettricità dietro cui sappiamo benissimo nascondersi un odioso sistema di sfruttamento e racket, senza riscaldamenti se non quelle stufette autocostruite e tanto pericolose che conosciamo bene perché hanno riscaldato anche noi, è qualcosa che si fatica ad ingoiare. E poi ci sono le difficoltà del rapporto e della mediazione, la difficoltà di capirsi, di attribuire lo stesso valore alla scuola, per esempio, ad una visita medica, oppure alla nostra stessa presenza. Ma, soprattutto, c’è  sempre lo spettro dello sgombero, la paura che arrivino le ruspe a distruggere quel non luogo che è il campo, il non luogo che costituisce però per tanti l’unica – non adeguata – sistemazione abitativa, il non luogo in cui il diritto all’istruzione non è garantito da nessuno né tanto meno il rispetto dell’obbligo scolastico preteso.

Lavorare in contesti come quello in cui ci troviamo a fare (o non poter fare) noi, è frustrante, al limite della demotivazione. Le prospettive reali di un cambiamento per queste persone sono scarsissime, l’attenzione reale per la loro condizione di ultimi dopo gli ultimi è praticamente nulla.

Il Piano Nomadi non ha finora portato soluzioni concrete, sembra anzi, a parere nostro, aver acuito i mali insiti nel concetto stesso di campo che viene, attraverso l’implementazione delle varie fasi previste dal Piano, legittimato definitivamente allontanando ulteriormente la fase di superamento del campo che ormai, dopo tutti questi anni, ci viene da pensare non debba arrivare più.

Quello che dovrebbe essere – perchè così è stato definito – uno “stato di emergenza”, e in quanto tale eccezionale e temporaneo, diventa lo stato normale delle cose. Nei campi si vive uno stato di eccezione permanente. Nei campi autorizzati, ed è già terribile. In quelli “abusivi”, invece, o si muore o non si esiste nemmeno.

Federica – Arpjtetto Onlus

mobilitazione operatori scolarizzazione rom

segnaliamo una iniziativa che si svolgerà mercoledì prossimo alle 10 presso il Dipartimento alle Politiche Scolastiche in via Capitan Bavastro; vista la nostra esperienza, le riflessioni che abbiamo condiviso e i mutamenti che si prospettano, crediamo possa interessare..

da giorgio de acutis, CDS-Focus

Nubi nere all’orizzonte dei servizi sociali a Roma.

Cari tutti… e tutte,
non so se tutti siete al corrente delle dichiarazioni del sindaco alemanno di lunedì scorso alla presentazione del Forum per il Piano Regolatore Sociale.

Tra le altre cose ha anche annunciato, per la prima volta pubblicamente, che dal prossimo anno non esisterà più la scolarizzazione rom ma verrano dati soldi direttamente alle famiglie  purchè accompagnino i loro figli a scuola.

Quindi niente più sostegno didattico, niente più laboratori di teatro, mediazione con le famiglie, lavoro di rete nei quartieri, progetti di autonomia, corsi di fotografia, equipe di lavoro miste, niente più feste al campo ma -sopratutto- nessuno deve più entrare nei campi rom, i vigilantes muniti di pistola e manette stazionano all’esterno.
Si decide di dare un’elemosina alle famiglie che vivono nei campi (700 euro l’anno) e vorranno compiere il proprio dovere civico, come fanno tutte le famiglie che vivono fuori senza aver mai preso una lira, anzi spesso pagando per avere lo scuolabus.
Si vogliono costituire delle enclave etniche sigillate, balcanizzare le periferie romane, aumentare l’ostilità verso i Rom.   La progettualità dovrebbe essere rimodulata, non seppellita.

Il patrimonio di competenze e di “cultura della mediazione” costruito negli ultimi 15 anni dalla società civile che ha interagito con le persone che abitano nei campi e con i terrritori che li ospitano viene mandato al macero.

Come operatori della scolarizzazione vogliamo impegnarci in una battaglia per impedire questo scempio e per difendere il nostro lavoro ed il nostro ruolo nella ministerialmente decretata “emergenza rom”.

E’ stata indetta una assemblea sindacale degli operatori mercoledì 3 novembre alle 10 in via Capitan Bavastro al Dipartimento XI del Comune di Roma (vicino Ostiense o metro Garbatella.), si chiederà un primo incontro con l’assessore marsilio. Chiediamo a tutti di essere presenti per sostenere la vertenza.

Naturalmente sarà necessario opporsi aspramente ai progetti della giunta alemanno in merito ai servizi sociali, perchè ricalcano il modello lombardo e sono lontani dalla cultura di questa città, perchè sono figli di una ideologia “stile Formigoni” e faranno macelleria dei diritti dei più deboli.

L’iniziativa di mercoledì si svolge sotto la “tutela” della CGIL Funzione Pubblica che provvederà a fare le necessarie comunicazioni affinchè le associazioni possano richiedere la sospensione del servizio di trasporto.   Questo documento rappresenta unicamente una mia posizione personale.

Clandestino day

GUARDA LA LOCANDINA DELL’EVENTO: Locandina_24settembre_2010

Il 24settembre 2010

in occasione del clandestino day

presso la Comunità di Base San Paolo

via Ostiense 152/b

alle ore 18

incontro/ dibattito sul tema

VITE CLANDESTINE

ROM E SINTI A ROMA

il piano nomadi della giunta alemanno

ne parla

Marco Brazzoduro docente di Statistica sociale e sociologia economica alla ’’Sapienza’’ di Roma

con

testimonianze di:

Daniela Dobre mediatrice culturale romena – Case dei Diritti Sociali

Emil Costache mediatore culturale rom – Case dei Diritti Sociali

Marco Birrozzi operatore sociale – Arci Solidarietà

Ulderico Daniele operatore sociale – Arpj Tetto

e

poesie di

Antun Blazevic scrittore ed attore rom



Emergenza Rom, Roma manifesta

[foto e articolo di Marco Cardaci]

Tutta l’Europa è scesa in piazza per opporsi alle politiche razziste e discriminatorie del governo francese. Un centinaio di persone si è riunito nella Capitale a Campo ‘de Fiori, a pochi passi dall’ambasciata transalpina. Presenti gli organizzatori del Coordinamento nazionale antidiscriminazione e alcune associazioni attive nel territorio romano, tra cui l’A.R.P.J. Tetto Onlus, Popica e Metropoliz.

Tra gli interventi dei presenti c’è quello di Puşa, romnì dell’insediamento abusivo del Canneto (via Candoni) che da anni collabora con l’A.R.P.J Tetto. Puşa ha denunciato la drammatica situazione in cui vivono i rom nei campi irregolari, le tragedie che regolarmente avvengono, le continue promesse di inserimento in campi regolari mai mantenute, gli sforzi per inserire in percorsi di scolarizzazione i minori presenti e, infine, gli imminenti sgomberi annunciati dal Sindaco Alemanno. La morte di Marius, arso in una baracca in zona Magliana vecchia, ha concentrato l’attenzione su un problema che l’A.R.P.J Tetto Onlus ed altre associazioni denunciano da anni. Le risposte delle istituzioni comunali tuttavia, concentrate ad organizzare una massiccia operazione di sgomberi, non lasciano presagire tempi migliori.