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22/03/2017
Due anni al Tetto
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Due anni al Tetto
 
Dopo due anni e mezzo di lavoro con noi, Rosa, la responsabile della Casa Famiglia “il Tetto madre-bambino”, si è trasferita in Puglia per un nuovo lavoro. Condividiamo con voi, questo articolo che ha scritto per la nostra Newsletter. A lei va la nostra gratitudine e il  nostro affetto per il lavoro svolto nella nostra Associazione.
Dopo due anni al Tetto, saluto quest’esperienza e il pretesto di scrivere mi permette di fare delle riflessioni e soffermarmi su ciò che è stato, su ciò che potrà diventare quello che ho vissuto e condiviso in questo tempo, nella mia vita e in quella degli altri.
Vita, sguardi, storie, emozioni, gesti.
La prima volta che ho messo piede al Tetto mi sono sentita a casa!
Inutile raccontare cosa sia il Tetto, molti di Voi che leggete, mi pre-esistete al Tetto… Preferisco raccontarmi e raccontare cosa è stato per me e cosa continua a essere e diventare ogni giorno, anche se non ci sono più.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          
Ne ho riconosciuto subito le straordinarie potenzialità, la grande ricchezza di chi si era dedicato al progetto di accoglienza dei minori, e che aveva avviato una trasformazione per dare vita a un’altra esperienza, quella dell’accoglienza di mamme e bambini in cui ciascun* stava credendo e si stava impegnando a mettere in discussione le proprie convinzioni e il proprio modo di lavorare.
Ho imparato a conoscere la generosità e disponibilità di volontar* disposti a ‘rinunciare’ alle certezze del loro ‘saper fare’ e ‘saper stare al Tetto’, perché c’erano anche ‘prima’, per assumere un altro modo di stare, da un’altra posizione, più scomoda, forse più frustrante, che certamente ha messo tutti in questione rispetto al ruolo dei volontari. A loro è stato chiesto di interagire con donne adulte, non solo con i bambini e le bambine, e di farlo condividendo un metodo e una logica dello stare insieme. Mi sono nutrita della fiducia con la quale mi hanno permesso di ‘arare un terreno, noto per la sua fertilità’ e di ‘piantarvi semi nuovi’; ho sentito la vicinanza e la presenza di chi, nell’affidarsi, ha voluto ‘stare’ in un modo attento, aperto e sempre rispettoso dei ruoli di ciascun*.
I volontari del Tetto rappresentano la novità che irrompe nell’ordinario, il non prevedibile che costringe a un’attesa… ‘chi verrà stasera?’ è la domanda che almeno una volta al giorno viene posta da donne e bambini desiderosi di ‘prepararsi’ ad accogliere ‘il/la volontario/a’ vissuto non come un ospite o uno di passaggio, ma come una persona familiare, ‘quasi amica’, all’interno di una relazione ‘scomoda’ dai confini assai frastagliati e al contempo incredibilmente ricca nella sua estemporaneità.
L’equipe, la vera sfida per me, le mie compagne e i miei compagni di avventura, con i quali ho costruito e condiviso non ruoli e funzioni ma uno stare insieme quotidiano che andava dal ‘sistemare la casa’ al ‘progettare insieme e con le donne il loro stare in casa e nella vita’. Abbiamo scandito insieme i tempi del nostro stare insieme lavorando, tuttavia ciascun* ha mantenuto il proprio ritmo e io ho cercato di fare il possibile, non sempre riuscendoci aihmè, perché ciascun* rimanesse in contatto col proprio desiderio e lo mettesse dentro al lavoro fatto insieme.
Concludo con le donne e i bambini e le bambine…un micro mondo di vite: spezzate, deluse, tradite, aspettative disattese, dolore, rabbia ma anche speranza, cambiamento, progetti, amicizia, affetti, relazioni, desideri... poi ci sono i bambini…i loro racconti, la loro fantasia, la loro creatività, i capricci, i rifiuti, i dispetti, i sorrisi, gli abbracci.
Ciascun* di loro mi ha attraversata…
Grazie a ciascun* ogni giorno sono cambiata, mi sono arricchita, ho potuto ricevere più di quanto sapessi dare.
Grazie a ciascun* di voi posso ‘ritornare sempre più verso me stessa’.
Grazie a ciascun* di voi so di poter tornare al Tetto e…sentirmi a casa!   
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