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01/07/2019
Giochi da tavola in casa famiglia

festa tetto 2019

Il racconto simbolico che segue è stato ideato da Karim Dimashki sulla base delle attività di gioco di ruolo. Karim è volontario residente dell'Associazione, e svolge settimanalmente diverse attività con i bambini della Casa Famiglia.
Sulla base del materiale ludico prodotto da Bigio e pubblicato dalla Mini G4m3s Studio, le avventure sono state adattate alle esigenze dei bambini. Attraverso un lavoro di immaginazione sono stati affrontati i temi della diversità, dell'inclusione e dell'empatia.

“La leggenda narra di cinque prodi avventurieri che, in tempi ormai remoti, si armarono di coraggio e fantasia per intraprendere un lungo viaggio. Il fato volle che un piovoso pomeriggio di maggio i cinque eroi sedettero allo stesso tavolo, amavano ridere a squarciagola e raccontarsi le proprie gesta misurandosi tra loro, dove la parola faceva da spada e l’immaginazione la rendeva vera.
Erano molto diversi tra loro e si erano conosciuti per caso, ma quando c’è un regno da salvare non ci sono barriere che tengano e bisogna fare delle differenze la propria forza.
Nel gruppo che partiva per l’avventura c’era bisogno di un cavaliere valoroso che dirigesse la spedizione infondendo coraggio, di un potente mago che aiutasse il gruppo a superare gli ostacoli con la sua magia e di un guerriero grande e grosso che proteggesse tutti quanti. Ma chi avrebbe guidato i nostri eroi per le foreste più fitte e le montagne più impervie? Un druido, con la sua magia naturale e la capacità di parlare con gli animali avrebbe fatto al caso loro. E l’allegria? Un bardo gioviale li avrebbe seguiti con le sue canzoni, capaci di far sorridere il bambino più triste e di calmare quello più arrabbiato.
Soltanto una cosa rimaneva da decidere: chi di loro sarebbe stato il cavaliere, il mago, il guerriero, il druido e il bardo. Era certamente una questione spinosa: forse qualcuno di loro sarebbe stato più adatto per essere il cavaliere e meno bravo a cantare le canzoni del bardo, ma cosa ne sarebbe stato della comprensione e del divertimento?
Forse allora lasciare la scelta al fato sarebbe stata la cosa migliore.
Fu proprio così che l’avventura ebbe inizio e ogni giorno il destino diceva loro chi li avrebbe guidati e chi difesi, che curati e chi fatti divertire. A Città del Re, Re Giorgino affidò loro l’importante missione di perlustrare il regno in cerca di preziosi manufatti e visitare tutti i suoi popoli e così partirono.
Nel loro lungo viaggio gli avventurieri incontrarono Elfi, Nani e Orchi e da ciascuna di queste nobili stirpi impararono tanto su gli altri e su loro stessi. Conobbero meglio le diverse usanze dei vari popoli del regno, tutti con le proprie stranezze e i propri modi di comunicare. Si sottoposero a numerose prove per testare i tanti aspetti del loro carattere e scoprire le qualità dei loro compagni così come i loro difetti. Ogni tanto capitava che il cavaliere perdesse la strada o che il druido, dopo aver conversato a lungo con uno scoiattolo si dimenticasse come parlano le persone, ma non aveva importanza perché in fondo sarebbe potuto capitare anche a loro il giorno dopo. Col passare del tempo contava sempre meno ciò che li divideva ed erano sempre di più le cose che li univano come gruppo. Affrontarono assieme tante minacce riuscendo sempre a superarle abilmente. Tutti oramai inneggiavano a loro come grandi eroi. Ma nel loro cuore solo loro sapevano di non essersi mai trasformati in degli eroi: erano solo diventati grandi.”

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